C'era una volta uno scrittore statunitense che stese, attenendosi ad un'insieme di norme comportamentali di natura morale meglio conosciute come le tre leggi della robotica, un'antologia di nove racconti che avevano come protagonisti dei robot, diventando fonte di ispirazione per molti esperti di cibernetica e intelligenza artificiale.
A distanza di anni la figura dello scrittore-scienziato riemerge ,non in maniera diretta, nella “madre di tutte le reti”, soprattutto in quell'applicazione che permette di comunicare in tempo reale tra agli utenti di quest'ultima: la chat.
Infatti è da un po di tempo che si sente parlare di chatBot, ovvero di un programma, un Bot (dove Bot sta appunto per robot), con la pregievole qualità, a detta di molti ancora sconosciuta ad alcuni uomini ,di partecipare attivamente ad una conversazione, di replicare, quindi, con frasi di senso compiuto ai messaggi ricevuti via chat.
Durante un dialogo con uno di essi si puo verificare che il numero di domande a cui è in grado di rispondere è elevato ma comunque limitato, non hanno capacità di ragionamento e non hanno una coscienza propria, infatti per queste ultime due ragioni vengono etichettati dagli specialisti della scienza cognitiva come intelligenza artificiale debole, anche se un chatbot come Jabberwacky, che impara e cerca di farlo in maniera umana, compie un grande passo verso il concetto di intelligenza artificiale forte.
Volendo tracciare una breve storia, uno dei primi chatBot ad avere successo fu Eliza, che creato nel 1966 raggiunse il successo dopo che il suo creatore gli fece assumere il ruolo di “psicoanalista”, poco dopo sorte diversà toccò a Parry, chatBot creato da uno psichiatra capace di emulare il comportamento linguistico di un paranoico, tornando al presente,invece, uno dei più conosciuti è Alice, che utilizza AIML ed è stato anche vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui un contest per avere ingannato degli umani via chat.
Anche il furbo Spielberg inserì un chatBot (chiamato con grande originalità proprio chatBot) sul sito che pubblicizava un suo mediocre film ed addirittura esiste la possibilità di farsi una chiacchierata virtuale anche con la buonanima di John Lennon ( John Lennon Artificial Intelligence Project).
I chatBot hanno fino ad adesso raggiunto dei risultati discreti ma potrebbero, in un futuro non lontanissimo, essere utili ad incrementare la qualità della vita di ognuno di noi.
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